Dove siamo: Ramallah e Jenin

Dove siamo: Ramallah e Jenin

Bee the Change lavora in due governatorati della Cisgiordania: Ramallah, al centro, e Jenin, a nord. Un breve viaggio nelle due città

RAMALLAH 

Ramallah si trova al centro della Cisgiordania, a 10 chilometri a nord di Gerusalemme. La città è abitata da 38mila persone (dati del 2018) e ha una significativa minoranza cristiana; il governatorato conta 333mila persone. Durante la guerra dei Sei giorni del 1967 Israele la occupò (allora sotto il controllo giordano) e vi condusse un censimento qualche settimana più tardi. A ogni persona registrata veniva data una carta d’identità israeliana che gli permetteva di continuare a risiedere in città.

Ad essere penalizzati furono molti palestinesi che, non trovandosi a Ramallah durante il censimento, persero il loro diritto di risiedere lì. A i suoi residenti, Tel Aviv concesse dei permessi per lavorare in Israele, ma non diede la cittadinanza (a differenza di quanto avevano fatto i giordani). Nel 1981 l’Amministrazione civile israeliana (Aci) ha governato la città provvedendo al rilascio di permessi di viaggio e costruzione e gestendo le importazioni ed esportazioni di beni, le raccolte delle tasse. Ma soprattutto alla gestione del territorio: secondo le organizzazioni per i diritti umani, lo sviluppo delle vicine colonie israeliane (Beit El e Pasagot) ha impedito l’estensione della città e di fatto l’ha isolata dai vicini villaggi palestinesi. Ramallah è stata tra le prime città cisgiordane a sollevarsi durante la prima Intifada del 1987: molto suoi residenti, membri dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, furono incarcerati o espulsi da Israele nei paesi limitrofi.  

Gli anni tra il 1993-2000 (i cosiddetti “Anni di Oslo”) hanno portato una relativa prosperità alla città. Molti espatriati sono ritornati in città e sono sorte varie attività commerciali. All’ottimismo di Oslo, si è sostituita però ben la realtà dell’occupazione militare: nel 2000 la disoccupazione è continuata a salire e la situazione economica in città è andata peggiorando.

Ramallah non è mai stata libera dalle forze militari di Tel Aviv: pur essendo infatti area A –quindi amministrata completamente dalla nascente Autorità palestinese – la città è stata spesso teatro di blitz da parte dei soldati. La situazione si è fatta molto tesa con lo scoppio della Seconda Intifada (nel settembre del 2000): l’esercito ha occupato l’area negando o ostacolando la libertà di movimento ai suoi residenti. Senza poi dimenticare che attorno alla città il numero degli insediamenti coloniali è continuato ad aumentare, così come la confisca di terre per costruire nuove colonie.  Nel 2002 la città fu sottoposta dall’esercito israeliano a ripetuti coprifuochi e a interruzioni di elettricità che hanno comportato la chiusura delle scuole cittadine e hanno provocato ingenti danni commerciali. Molte istituzioni governative, tra cui diversi ministeri del governo, furono vandalizzati e le attrezzature vennero distrutte o rubate.

Sebbene come soluzione a interim,  con gli accordi di Oslo Ramallah è diventata la capitale de facto dello Stato di Palestina. Qui, infatti, si trovano quasi tutti le sedi governative. Qui si trova la Mukataa, il quartier generale dell’Autorità palestinese. Molte nazioni straniere hanno le loro missioni diplomatiche in città. Ramallah è sede anche di decine di organizzazioni non governative oltre ad essere considerata la città palestinese più influente dal punto di vista culturale. Ciononostante, soprattutto la sua area periferica, continua ad essere spesso teatro dei blitz dell’esercito israeliano.

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JENIN 

Jenin è una città palestinese che si trova nel nord della Cisgiordania. Nel 2018 aveva una popolazione di 61.000 abitanti, comprensiva anche del campo profughi nel cuore della città. Centro del Governatorato di Jenin, che conta 318mila abitanti, è sotto l’amministrazione dell’Autorità palestinese (Ap).

La città, che nel 1922 contava solo 2.637 residenti, ha svolto un ruolo importante durante la Rivolta araba in Palestina del 1936-1939 contro la potenza mandataria britannica. Come forma di rappresaglia per l’uccisione di un commissionario britannico, il 25 agosto 1938 un quarto della città fu fatta saltare in aria dagli inglesi.

Ormai da cinque anni sotto il controllo giordano, nel 1953 fu allestito in città un campo rifugiati per coloro che erano scappati o erano stati espulsi dalla guerra arabo-israeliana del 1948. La popolazione, intanto, lentamente cominciò a salire: nel 1961 i residenti censiti furono 14mila. Occupata nel 1967 dall’esercito israeliano durante la Guerra dei Sei giorni, la città passò sotto il controllo dell’Autorità palestinese con gli accordi di Oslo del 1993.

Ma l’occupazione di Jenin da parte di Tel Aviv non è mai realmente terminata. Emblematico fu quanto accadde nel 2002 quando lo Stato ebraico lanciò in Cisgiordania l’offensiva “Scudo difensivo” nel tentativo dichiarato di “smantellare le infrastrutture terroristiche” e porre fine agli attacchi suicidi palestinesi. Durante quella che è passata alla storia come la Battaglia di Jenin nell’aprile del 2002, 23 soldati israeliani e 52 palestinesi persero la vita negli scontri. Secondo la ong statunitense Human Rights Watch, il campo rifugiati, centro dei combattimenti, fu praticamente distrutto. Secondo le ong umanitarie, molte uccisioni palestinesi furono illegali.

Per anni la città è stata sottoposta a lunghi coprifuochi e a uccisioni mirate da parte di Tel Aviv. La città è sede del famoso Freedom Theater fondato nel 2006 dal palestinese-israeliano Mer Khamis e dall’ex capo militare delle Brigate al-Aqsa Zakaria Zubeidi con l’obiettivo di “generare una cultura della resistenza attraverso l’arte”.

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