Fare rete: il Forum dell’Apicoltura di Ramallah

Fare rete: il Forum dell’Apicoltura di Ramallah

Da Gaza a Nazareth il miele che addolcisce la Palestina: nella città palestinese due giorni di incontri e dibattiti sul futuro del settore e sui cambiamenti climatici. Guarda il video

di Michele Giorgio

Ramallah – Decine di apicoltori palestinesi, uomini e donne, con barattoli di miele giunti anche da Nazareth e Gaza, per due giorni – il 30 novembre e il primo dicembre 2019 – hanno esposto le loro produzioni, cresciute negli ultimi anni per quantità e qualità, sui lunghi banchi messi a disposizione dalla Mezzaluna Rossa. L’immagine ben rappresenta il successo del decimo Forum dell’Apicoltura del Mediterraneo (Mbf) che si è tenuto a Ramallah a fine novembre, con la partecipazione di esperti e docenti universitari locali, italiani e dell’area mediterranea, e di Azzam Saleh, vicedirettore del programma Fao per la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.

Mbf è una rete di 24 membri, tra associazioni e cooperative, di 12 paesi e coinvolge enti locali e nazionali, istituzioni internazionali e centri di ricerca allo scopo di promuovere e sviluppare l’attività apistica assieme al progresso culturale e allo sviluppo economico e umano.  Vincenzo Panettieri, presidente di Apimed, sottolinea l’importanza della tappa nei Territori palestinesi occupati: «Ramallah e la Palestina sono un punto focale. Le associazioni di apicoltori palestinesi hanno contribuito a fondare il Forum, hanno compreso molto bene l’importanza di avere un’organizzazione che sia in grado di guardare ai problemi locali e a quelli sovranazionali e di trovare in questa internazionalità la soluzione ai problemi».

Da qui la centralità di Bee the Change, il progetto in corso da oltre un anno realizzato in Cisgiordania da Felcos Umbria – con il sostegno dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo Sviluppo (Aics) e della Regione Umbria – che promuove lavoro e reddito per donne e giovani palestinesi nelle aree agricole di Jenin e Ramallah, supportando l’apicoltura e la coltivazione di piante officinali e aromatiche.

Il risultato positivo del Forum non era affatto scontato, le difficoltà non sono mancate. Israele non ha consentito l’ingresso ai delegati di Giordania, Libano, Iraq, Albania e Cipro Nord, Tunisia e Marocco, costretti ad intervenire in videoconferenza. «È stato un peccato perché il senso di questo Forum è riunire le esperienze, le competenze e discutere del futuro dell’apicoltura – spiega Alessandro Mancini di Felcos – Queste occasioni permettono di discutere di tutto ciò che ruota intorno a questo settore, a partire dall’ambiente, dallo sviluppo sociale a quello economico dei territori. Per questo è indispensabile che tutti i soci e i membri del Forum abbiano accesso agli incontri e allo scambio di informazioni ed esperienze. Ci siamo dovuti attrezzare con collegamenti digitali per permettere a coloro che non hanno potuto raggiungere Ramallah di poter prendere parte ai lavori».

Al Forum sono state presentate relazioni in ognuna delle quattro sessioni (clima, produzione e mercato, possibili orizzonti, linee direttrici per l’apicoltura). E si è stabilita una collaborazione tra le istituzioni locali e il settore dell’apicoltura di cui il ministro dell’agricoltura palestinese si è fatto personalmente garante. I temi in discussione hanno portato i partecipanti ad affrontare i nodi riguardanti la protezione dell’ambiente, il riscaldamento globale, la produzione sostenibile e la biodiversità. E, naturalmente, le cause del declino della popolazione delle api ovunque nel mondo.

«È un fenomeno cominciato da qualche decennio, solo che all’inizio non veniva preso in considerazione – spiega Vincenzo Panettieri – Gli apicoltori nel parlano con allarme dal 1994. Le cause sono varie, una sicuramente è l’uso sconsiderato di pesticidi che ha prodotto una moria di milioni di alveari in tutto il mondo. A ciò si è unito il cambiamento climatico. Dobbiamo contrastare questo basandoci proprio sulla resilienza delle api e la capacità che hanno di tutelare l’ambiente e la biodiversità». Le api sono sinonimo di vita, afferma il presidente di Apimed: «Hanno un controllo totale sulle specie vegetali da impollinazione. Basti pensare che per quanto riguarda l’alimentazione umana, le specie vegetali che danno da mangiare all’uomo sono circa un centinaio. Ebbene più o meno l’80% di queste specie sono sotto il controllo diretto delle api, quelle da miele che alleviamo e quelle selvatiche. Senza l’apporto delle api sparirebbe buona parte della vegetazione e non solo quella che consideriamo alimentare».

Le relazioni e le proposte, scientifiche e tecniche, emerse dal Forum hanno fornito elementi e idee sulle quali lavorare, in particolare nel difficile contesto della Cisgiordania palestinese sotto occupazione israeliana in cui non è semplice rafforzare le capacità imprenditoriali di associazioni e organizzazioni locali. Contesto nel quale va avanti il progetto di Felcos, di formazione apicoltori e apicoltrici e di sostegno alle donne dell’associazione Aowa che producono oli essenziali e saponi.

«Qui in Palestina siamo ad un buon punto – dice Lucia Maddoli – Abbiamo fatto un ottimo lavoro di formazione sulla qualità sostenendo le cooperative (palestinesi) con analisi dei campioni di miele svolte in collaborazione con le università locali. Gli indicatori di qualità hanno avuto dall’inizio del progetto ad oggi un incremento incredibile. Il progetto si concluderà ad aprile ma chiederemo due-tre mesi di proroga perché abbiamo tanti progetti da portare avanti, in particolare l’attivazione di due centri di sostegno tecnico, uno a Ramallah e uno a Jenin, dove gli apicoltori potranno lavorare i propri mieli. L’ultimo raccolto previsto in primavera ci permetterà di avviarli a pieno regime».

Il Forum è stato dedicato alla memoria Francesco Ruini, storico apicoltore di Reggio Emilia e uno dei formatori del progetto Felcos, scomparso lo scorso settembre in Ghana.

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